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Pubblicato da Miriam Paterna il 23 Aprile 2021

Eliminare Notizie dalle Ricerche Google ed Interesse Storiografico

Dato l’enorme che ha ormai Internet nel pubblicare e conservare le informazioni, può capitare di trovare in rete anche informazioni personali che possono danneggiare la propria reputazione: in alcuni di questi casi, è possibile chiedere la cancellazione o la deindicizzazione di tali informazioni. Anche nel caso si tratti di indagini gravi o di notizie negative che hanno accolto inizialmente tanto clamore e quindi interesse mediatico, ma che poi però si sono risolte con assoluzioni o chiarimenti di fraintendimenti, capita davvero molto raramente che le seconde notizie sostituiscano le prime, in quanto si sa, per quanti anni possano passare o per quanto poco vere ed aggiornate possano essere le notizie, l’importante è che se ne parli. Quindi spesso, quando ad esempio si cercano informazioni su una determinata persona in vista di un’assunzione lavorativa, può capitare di trovare vecchie informazioni che permangono in rete solo per il tanto clamore avuto inizialmente e non coperto dalle notizie aggiornate, non altrettanto interessanti per il pubblico del web. Per fortuna, dal 2014 è possibile riconoscere il proprio diritto all’oblio e, nel caso in cui si tratti ad esempio di notizie inesatte, non aggiornate, non veritiere, eccessive o non più rilevanti rispetto ai fini per cui erano state inizialmente raccolte e pubblicate, è possibile richiedere la loro deindicizzazione (ai motori di ricerca) o rimozione totale (ai webmaster dei siti web di origine del contenuto). 

Nel caso in cui si voglia però rimuovere dal web una notizia pregiudizievole, bisogna sempre tenere presente il giusto equilibrio tra diritto di cronaca e diritto all’oblio: il primo, infatti, è posto al servizio dell’interesse pubblico e all’informazione e ha quindi il diritto/dovere di riportare, tra le altre notizie, anche quelle di carattere pregiudizievole; il secondo diritto, invece, è finalizzato più alla tutela del singolo e quindi alla riservatezza della sua persona, che non deve essere eccessivamente attaccata dall’esercizio di altri diritti, quali il diritto all’informazione e il diritto di cronaca. Il diritto di cronaca infatti sancisce il principio della libera manifestazione del pensiero e della libertà di stampa, ma non è tuttavia senza limiti; basti pensare ai limiti imposti ormai da anni, come l’utilità sociale dell’informazione, la verità oggettiva e la forma civile dell’esposizione, che deve essere sempre rispettosa della dignità di una persona. Ed è proprio al primo di questi “paletti” che il diritto all’oblio si lega: nel momento in cui l’utilità dell’informazione viene meno in quanto non vi sia più un evidente interesse del pubblico ad essere informato di tale notizia, questa informazione ormai non più aggiornata non è quindi commisurata all’esigenza informativa e crea quindi solo un danno alla reputazione e all’immagine dell’interessato. 

Perciò quando un giornalista pubblica di nuovo a distanza di molto tempo una notizia che al tempo rivestiva un interesse pubblico ed ora invece non lo investe più, egli non sta esercitando il suo diritto alla cronaca, ma il diritto di rievocazione storiografica dei fatti. Venendo quindi meno il diritto di cronaca, le notizie dovranno essere eliminate dalla ricerca Google e l’interessato potrà richiedere un risarcimento danni derivanti dalla violazione dei suo diritto alla riservatezza, se dalla permanenza online di queste notizie ha subito un pregiudizio economicamente valutabile. Questo criterio però può subire dei correttivi, in quanto seppur non esista più il diritto di cronaca, nel caso di personaggi particolarmente noti anche una notizia del lontano passato può ancora rivestire un interesse storiografico, che naturalmente non coinvolge il semplice cittadino che ha un passato pregiudizievole e ha scontato la sua pena, ma casi come quelli di un’antica notizia di un terrorista che ha subito nuovi sviluppi e quindi ha il permesso di essere ripubblicata e rimessa in campo.

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