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Pubblicato da Miriam Paterna il 27 Aprile 2021

Un Esempio di Reclamo Infondato per la Cancellazione di Notizie da Google

Digitando delle parole chiave su Google, essendo un motore di ricerca si ritrovano tutte le notizie che i siti web pubblicano e che possono essere quindi raggiungibili da tutti, riconoscibili attraverso il titolo della pagina e le parole chiave presenti nel contenuto. Al contrario di come è molto facile pubblicare e trovare online una notizia, non è altrettanto semplice la cancellazione di notizia da Google: Google infatti permette ai suoi utenti di appellarsi al diritto all’oblio e quindi di cancellare il contenuto indesiderato solo in presenza di una motivazione valida, senza la quale respinge la richiesta. In alcuni casi, di fronte ad un rifiuto da parte del fornitore del motore di ricerca Google, è possibile appellarsi direttamente al Garante della Privacy, ovvero l’autorità competente per la protezione dei dati personali che può andare contro il provvedimento preso dal motore di ricerca, così come può dargli invece ragione e ritenere infondato il reclamo sporto dall’utente.
È questo il caso ad esempio del Provvedimento n°9547299 preso il 14 gennaio 2021 e pubblicato sul sito ufficiale del Garante della Privacy, a testimonianza di uno dei casi in cui non è possibile esercitare il diritto all’oblio perché non sussistono motivazioni valide per accogliere il reclamo. Nello specifico, questo provvedimento riguardava la richiesta da parte dell’interessato di ordinare a Google LLC la rimozione, dai risultati di ricerca reperibili in associazione al suo nome, di due URL che portavano ad articoli riguardanti vicende relative al suo passato ed il cui contenuto stava danneggiando la propria web reputation, sia professionale che personale. Questi due articoli infatti, a sua detta, non avevano più alcun motivo per rimanere reperibili online, in quanto il primo risaliva al 2001 e faceva riferimento ad attacchi gratuitamente offensivi tra i gruppo di supporto di due candidati politici, di cui il medesimo faceva parte, ma che ormai non avevano più (se mai l’avessero avuta) una valenza per il contributo alle scelte politiche e per il pubblico interesse; il secondo articolo, invece, risaliva al 2013 e faceva riferimento ad alcune presunte azioni illegali compiute per percepire incentivi non dovuti da parte della società di cui l’interessato era amministratore e socio unico: anche per tale articolo, egli non ritiene sussistente l’interesse pubblico a conoscere tali informazioni personali, in quanto non è mai stato sottoposto ad alcun procedimento giudiziario e si trattava quindi di diffamazione aggravata dal mezzo utilizzato per la diffusione di false notizie. A tale reclamo, Google ha però risposto di non poter aderire alla richiesta di cancellazione delle notizie in quanto ritiene tuttora sussistente l’interesse pubblico, visto la sua attività politica e professionale, in quanto le notizie sono state pubblicate da testate giornalistiche di rilevanza nazionale ed infine poiché le richieste di rimozione per diffamazione non sono competenza del Garante della Privacy, quindi non poteva in alcun modo accogliere la richiesta. 

In conclusione, il Garante per la Protezione dei Dati Personali ha confermato che le informazioni riportare all’interno degli articoli riguardavano eventi della vita pubblica ai quali il reclamante aveva partecipato e quindi si rivelano utili per il pubblico nella conoscenza del suo percorso politico nel tempo; inoltre, l’interessato mira a promuovere un proprio movimento civico proprio nel 2021, nel medesimo comune dei fatti sopra descritti, e quindi è più rilevante la riattualizzazione dell’interesse pubblico a conoscere tali vicende. Per tali motivazioni, il reclamo dell’interessato con riguardo agli URL indicati è stato dichiarato infondato dal Garante per la Protezione dei Dati Personali e quindi è stata confermata la decisione presa inizialmente dal fornitore Google LLC di non cancellare tali notizie da Google.

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