Il diritto di rettifica e di replica sulle testate giornalistiche online in Italia

Quando un individuo si sente leso da un articolo che è stato pubblicato da un quotidiano, in Italia, la legge prevede il diritto di rettifica e il diritto di replica. Ma cos’è nello specifico e come funziona il diritto di rettifica? Scopriamolo insieme.

Cos’è il diritto di rettifica

Il diritto di rettifica offre, ai cittadini di cui siano state pubblicate immagini o ai quali siano stati attribuiti atti, pensieri, affermazioni, dichiarazioni contrari a verità, la possibilità di diffondere la propria dichiarazione di replica. Si tratta, appunto, del diritto di rettifica ed è regolato dall‘art. 8 della legge sulla stampa n. 47 del 1948 e dagli artt. 42 e 43 della legge 416 del 1981.

In base a questa legge, l’individuo che ritiene lesi i propri interessi materiali o morali deve, in via preliminare, inviare la propria richiesta al concessionario radiotelevisivo pubblico o privato. Nel caso in cui la richiesta di rettifica non venga accolta, il soggetto può presentare la sua istanza presso il Corecom (Organismo regionale per le Comunicazioni).

Dal punto di vista tecnico, una richiesta di rettifica deve essere scritta in questo modo: “A norma della Legge 416/1981, con la presente si chiede la pubblicazione della seguente rettifica (il testo della rettifica non deve mai superare le 30 righe)“.

I cambiamenti del diritto di rettifica dopo il GDPR

Grazie al GDPR è possibile cancellare notizie da Google ed eliminare i propri dati personali a prescindere se tali dati stiano circolando o meno pubblicamente. In altre parole, possiamo quindi dire che la richiesta di rettifica può essere avanzata dai cittadini per qualsiasi ragione. Più precisamente:

  • non soltanto per ragioni che riguardano la tutela della reputazione o la corretta rappresentazione pubblica della personalità individuale;
  • può riguardare anche dei dati non pubblici, ma gestiti soltanto dal titolare del trattamento;
  • può intrressare, infine, informazioni che non sono mai state di interesse pubblico, neanche in passato.

Le disposizioni del GDPR hanno anche il compito di tenere in considerazione una delle sentenze più celebri degli ultimi anni, quella relativa al caso Google Spain. Quest’ultima ha stabilito che i motori di ricerca sono responsabili del trattamento dei dati personali degli utenti. È grazie a questa sentenza che la Corte di Giustizia Europea ha imposto ai motori di ricerca, laddove ne ricorrano le condizioni, di rimuovere informazioni personali da Internet a seguito di una ricerca effettuata a partire dal nome di una persona.

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