Diritto all’oblio, il caso Yahoo! in Cassazione

In merito al tanto discusso diritto all’oblio la Corte di Cassazione ha annullato un provvedimento del Garante per la Privacy che ordinava il motore di ricerca Yahoo! a cancellare dal web degli URL che riportavano ad un fatto di cronaca di un cittadino. Quest’ultimo, infatti, si era voluto appellare al diritto all’oblio chiedendo, a Yahoo!, di rimuovere da internet ogni riferimento a fatti di cronaca contenente i propri dati personali in quanto la notizia, secondo l’interessato, non rientrava più nell’interesse della collettività e, attraverso il provvedimento emesso il 25 febbraio 2016, il Garante Privacy interveniva nei confronti di Yahoo!, tutelando quindi il privato cittadino. Più nel dettaglio, il Garante, chiese al famoso motore di ricerca di “provvedere alla definitiva rimozione degli URL indicati nel ricorso, eliminando altresì le copie cache delle pagine accessibili attraverso tali URL, entro trenta giorni dalla ricezione del presente provvedimento“. Leggendo le parole del Garante si può capire che non si tratta semplicemente di deindicizzare i contenuti, bensì di eliminare totalmente gli URL riguardanti l’interessato. Quando infatti si deindicizza un’informazione, la pagina viene rimossa dai motori di ricerca ma rimane comunque disponibile sul web e, utilizzando altre chiavi di ricerca, la sua visualizzazione è ancora possibile. Con la rimozione della pagina, invece, viene tolta in ogni caso la possibilità di visualizzazione agli utenti.

Il ricorso in Cassazione da parte di Yahoo!

Dopo aver appreso il provvedimento del Garante, Yahoo! ha contestato tale decisione presentando subito il ricorso alla Corte di Cassazione. In particolare veniva contestata la richiesta di cancellazione dei dati riferiti al cittadino, considerandola eccessiva, e chiedeva che venisse applicato un bilanciamento tra i due interessi, quelli del cittadino da una parte e quelli della collettività dall’altra. Valutando attentamente il caso in questione, le Sezioni Unite della Corte hanno deciso di annullare il provvedimento emesso dal Garante, precisando che bisogna sempre effettuare un corretto bilanciamento tra gli interessi del singolo e quelli della collettività e questo è possibile attuando il processo di deindicizzazione degli URL che, molto spesso, rappresenta il punto di equilibrio tra gli interessi. La decisione presa dalla Cassazione, in merito al caso Yahoo! è in linea con le Linee Guida 5/2019 dell’EDPB per l’esercizio del diritto all’oblio, come stabilito dal GDPR del 7 luglio 2020: “la deindicizzazione di un particolare contenuto determina la cancellazione di esso dall’elenco dei risultati di ricerca relativi all’interessato, quando la ricerca è, in via generale, effettuata a partire dal suo nome; in conseguenza, il contenuto deve restare disponibile se vengano utilizzati altri criteri di ricerca e le richieste di deindicizzazione non comportano la cancellazione completa dei dati personali, i quali non devono essere cancellati né dal sito web di origine né dall’indice e dalla cache del fornitore del motore di ricerca“.

 

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