Diritto all'Oblio
Tel. + 39 06 39754846


Diritto all'oblio Cancelliamo i dati indesiderati
Richiedi informazioni o chiama 06 39754846

Pubblicato da Redazione il 19 Aprile 2021

Deindicizzazione GDPR

Rimuovere il risultato di una ricerca da Google, eliminare un contenuto che ci riguarda in prima persona, perché obsoleto, falso o non pertinente. Capita spesso, cercando il proprio nome su Google, dunque verificando la propria identità digitale online, cercando il proprio nome e cognome sui motori di ricerca, di avere sorprese sgradite. Un articolo che cita la propria azienda o direttamente la persona in maniera inappropriata, un contenuto obsoleto ma ancora ben indicizzato sui motori di ricerca, una posizione lavorativa del passato che ormai non è più pertinente. Così come un determinato contenuto è stato indicizzato online, allo stesso modo questo può deindicizzarsi, ma il procedimento è decisamente più lungo e complesso.

La deindicizzazione è direttamente collegata al GDPR, che letteralmente sta per “General Data Protection Regulation”, il codice della privacy in materia di diffusione dei dati personali del 2016 che ha sostituito totalmente il codice del 1995 e il successivo codice in materia di protezione dei dati personali del 2003. Il Regolamento Europeo per la Protezione dei Dati Personali, ha introdotto numerose novità importanti in materia di diffusione dei dati personali e il fondamentale concetto di diritto all’oblio. Quest’ultimo, strettamente collegato alla deindicizzazione dei contenuti online, è regolamentato dall’articolo 17 che, tra le altre cose, definisce proprio “il diritto di ottenere dal titolare del trattamento la cancellazione dei dati personali”.

Come chiedere la cancellazione a Google

Quando si entra nel campo dei contenuti online, dunque di notizie, informazioni, e dati personali indicizzati sul web, il discorso diventa più complesso, e i passaggi da seguire per far valere il proprio diritto all’oblio e chiedere la deindicizzazione, in base al GDPR, sono numerosi e variano in base ai singoli casi. Uno dei metodi più semplici, è chiedere la rimozione, che comporterà poi la deindicizzazione, dei link negativi ai webmaster dei siti web, agli autori degli articoli o direttamente al direttore responsabile, in caso di testata online registrata. Se questo passaggio non dovesse portare ai risultati sperati, si può procedere alla richiesta di rimozione di risultati di ricerca ai sensi della legislazione europea, dunque del GDPR, contattando direttamente il motore di ricerca.

Per Google va compilato un apposito modulo online, facilmente rintracciabile nella Privacy Policy. Oltre ai dati identificativi di chi procede alla richiesta, Google chiede anche una breve motivazione che giustifichi il motivo della richiesta di rimozione delle informazioni personali. Affinché, infatti, la richiesta di rimozione vada a buon fine, è necessario che esistano i presupposti e i requisiti previsti dal diritto all’oblio, e dunque dal Regolamento europeo UE/679/2016, il GDPR appunto. Se la risposta del motore di ricerca dovesse essere negativa, o la procedura dovesse subire rallentamenti, infine, c’è un altro passo da compiere. Per deindicizzare una url, e dunque far sparire il proprio nome da Google, infine, può essere utile rivolgersi ad uno studio legale esperto in materia di diritto all’oblio, e ad informatici esperti in materia, che possano aiutare a ricostruire la propria reputazione web.

#deindicizzazione url#diritto all'oblio#gdpr 2018