Cancellare notizie false da Google, un recente provvedimento del Garante italiano

Al giorno d’oggi, possiamo tutelare la nostra reputazione online grazie al diritto all’oblio Google, che prevede di eliminare notizie da Google o dagli altri motori di ricerca o, in alternativa, la loro deindicizzazione. I criteri secondo il quale è possibile appellarsi al diritto all’oblio per cancellare notizie false su Google sono diversi. Nel caso in cui i contenuti dovessero riguardare dei crimini, vicende giudiziarie o condanne ancora in corso, la decisione se rimuovere o meno un contenuto diventa più complicata.

Provvedimento n. 9926884 del 6 luglio 2023 del Garante Privacy italiano

In relazione alla questione relativa alla rimozione contenuti obsoleti Google, oggi vi parleremo del provvedimento n. 9926884 emesso dal Garante Privacy italiano il 6 luglio 2023.

La vicenda

La vicenda vede come protagonista un cittadino, che ha chiesto di rimuovere informazioni personali da Google in associazione ad un URL corrispondente ad un sito web. Quest’ultimo, indebitamente, utilizza una immagine e altri dati personali (indirizzo di residenza) del reclamante. Inoltre, si invitano i visitatori a comunicare eventuali notizie sullo stesso, utilizzando un apposito indirizzo mail la cui denominazione implicitamente associa al medesimo la qualifica di mafioso.

Il reclamante ha inoltre specificato di non aver mai riportato condanne, né tantomeno è stato coinvolto in indagini legate a crimini di alcun tipo. Secondo Google, però, il ricorso presentato è inammissibile, in quanto basato sulla tutela della reputazione, dell’onore e dell’immagine e non sulla tutela dei propri dati personali. Pertanto, il motore di ricerca ha classificato in questo modo il reato, considerandolo come diffamazione e non come una violazione del diritto all’oblio.

Il provvedimento n. 9926884 del 6 luglio 2023 del Garante Privacy italiano

Analizzata la richiesta, il Garante ha ritenuto fondato il reclamo. Pertanto, ha ordinato a Google di rimuovere l’articolo dalla serp di ricerca nel termine di 30 giorni dalla ricezione del provvedimento n. 9926884 del 6 luglio 2023. Il Garante Privacy italiano ha accolto le motivazioni del reclamante, che sosteneva la tesi di un utilizzo improprio e, soprattutto, a fini denigratori dei suoi dati personali all’interno del sito web.

In più, ha precisato anche che Google non ha considerato la violazione della privacy messe in atto dagli autori del sito stesso, tra cui la mancanza di informativa e dei riferimenti dei titolari. Il Garante Privacy italiano, inoltre, ha voluto ricordare che quando si valutano le richieste di deindicizzazione bisogna tenere conto di un elemento molto importante, oltre al fattore temporale.

Si tratta del criterio che stabilisce quando una informazione è definitiva “inesatta, inadeguata o fuorviante rispetto alla persona interessata“, come stabilito dalle Linee Guida EDPB sul diritto all’oblio del 2014.

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