Cancellare notizie da Google, una panoramica dei recenti provvedimenti

Il diritto all’oblio rappresenta, per un cittadino, la possibilità di non rimanere esposto senza un limite temporale ad una rappresentazione non veritiera o non più attuale della propria persona, a causa della permanenza di uno o più articoli relativi a fatti del passato. Questo diritto, che consente all’utente di ottenere la rimozione contenuti obsoleti Google, però, deve essere sempre bilanciato con l’interesse pubblico alla conoscenza della vicenda, motivo per cui non sempre le richieste di deindicizzazione degli utenti su concludono con un esito positivo. In questo articolo analizzeremo due recenti provvedimenti emessi, il primo dalla Cassazione mentre il secondo dal tribunale di Roma, per fare maggior chiarezza, sul bilanciamento degli interessi e sul diritto alla riservatezza dei cittadini.

Il diritto della collettività ad essere informata

Come abbiamo anticipato, il diritto all’oblio deve essere sempre bilanciato con il diritto della collettività all’informazione. A tal proposito, nel caso in cui un articolo che è stato pubblicato sul web, di interesse generale ma lesivo di una singola persona che non ricopre un ruolo pubblico all’interno della società, può essere deindicizzato. Questo per evitare che l’accesso protratto nel tempo ai dati personali dell’interessato sia lesivo alla sua reputazione, soprattutto in virtù di notizie ormai superate. Così si è pronunciata la Cassazione civile sez. I, 31/05/2021, n.15160

Chiarimenti sul diritto alla riservatezza

Avvalersi del diritto all’oblio porta gli utenti del web a chiedere ai rispettivi motori di ricerca di cancellare notizie da Internet collegate a vicende ritenute lesive della propria reputazione e riservatezza ottenendo, quindi, di rimuovere informazioni personali da Google che rappresentano un’immagine non più attuale del soggetto interessato, ma soltanto nel caso in cui il fatto non sia più recente o di interesse pubblico. In una delle prime sentenze emesse dal tribunale di Roma (13 maggio 2014), infatti, è stata esclusa la possibilità di deindicizzare URL collegati ad un’importante indagine giudiziaria del 2013, in quanto non ancora conclusa e che ha visto coinvolte numerose persone. Secondo il tribunale i fatti, oltre ad essere recenti, devono essere considerati di interesse pubblico poiché riferiti ad una persona il cui ruolo pubblico gioca un ruolo fondamentale. Nel caso in cui vengano poi riscontrate eventuali falsità all’interno degli articoli presenti in rete, visualizzabili tramite le ricerche Google, la responsabilità sarà esclusivamente dei gestori dei siti stessi e non del motore di ricerca (Tribunale Roma sez. I, 03/12/2015, n.23771).

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