Cancellare notizie da Google: leggi questo provvedimento del Garante

In merito al diritto all’oblio, ogni interessato può richiedere, al titolare del trattamento, la trasformazione in forma anonima dei dati personali trattati. A tal proposito è opportuno leggere il provvedimento n. 9037315 emesso dal Garante in data 28 giugno 2018. Analizziamo i fatti.

La vicenda

Un cittadino, in data 12 aprile 2018, ha richiesto la rimozione di alcuni URL e di eliminare notizie da internet, reperibili in associazione al proprio nominativo, collegati ad una vicenda giudiziaria che lo vedeva coinvolto ma che riportavano informazioni inesatte ed in parte rese obsolete dall’evoluzione successiva della vicenda. In particolare, le società coinvolte nell’atto del reclamo presentato dall’interessato erano:

  • RCS Mediagroup S.p.A., in qualità di editore del quotidiano “Il Corriere della Sera”;
  • Poligrafici Editoriale S.p.A., in qualità di editore del sito http://www.ilquotidiano.net;
  • GEDI Gruppo Editoriale S.p.A., in qualità di editore de “La Repubblica” e de “Il Secolo XIX”;
  • Edizioni Web S.r.l.s., in qualità di editore del sito http://www.ogginotizie.it;
  • Google LLC (già Google Inc) e Google Italy;

A seguito della richiesta ricevuta, in data 10 maggio 2018 Google ha comunicato di aver provveduto a rimuovere gli URL indicati nell’atto di ricorso, adottando, con riguardo ad una parte di essi riportati dettagliatamente nella predetta nota, misure manuali volte ad impedire il posizionamento delle rispettive pagine “per le query”. Anche Edizioni web S.r.l.s. e Poligrafici Editoriale S.p.A., successivamente, hanno comunicato di aver aderito alle richieste avanzate dall’interessato, disponendo la rimozione dei contenuti reperibili tramite gli URL indicati nell’atto di ricorso, e a cancellare informazioni da internet.

La società GEDI Gruppo Editoriale S.p.A., invece, ha optato per la trasformazione in forma anonima degli articoli oltre ad inibire l’indicizzazione. L’unica società che non ha accolto il ricorso presentato dall’interessato è stata RCS MediaGroup S.p.A., in quanto ha dichiarato di che entrambi gli articoli hanno oggetto vicende di cronaca anche giudiziaria e sicuramente di interesse pubblico in ordine alle quali non risultano essere stati forniti dalla parte elementi atti a consentire una diversa valutazione delle istanze proposte.

Il provvedimento del Garante

A seguito del ricorso presentato dall’interessato al Garante Privacy, l’Autorità ha tenuto conto dell’adesione spontanea alla deindicizzazione dei contenuti o alla trasformazione in forma anonima degli articoli da parte delle società Google LLC, Edizioni web S.r.l.s., Poligrafici Editoriale S.p.A. e GEDI Gruppo Editoriale S.p.A. Per quanto riguarda, invece, RCS MediaGroup S.p.A., il Garante Privacy ha dichiarato il ricorso inammissibile in quanto l’articolo risulta scritto e pubblicato tenendo conto delle evidenze emerse all’epoca dei fatti ed in virtù delle quali l’interessata fu infatti condannata in primo grado, pur se la vicenda ivi narrata risulta essere stata poi superata dall’evoluzione della stessa in senso favorevole per l’interessato, assolto per insussistenza del fatto.

Secondo il Garante, il trattamento non può ritenersi illecito, né può considerarsi tale la sua attuale conservazione nell’archivio storico del giornale nella sua integralità e non possono pertanto reputarsi integrati gli elementi per la trasformazione in forma anonima del dato. Il Garante Privacy ha inoltre specificato che l’interessato avrebbe dovuto avanzare richiesta di aggiornamento dell’articolo ed eventualmente di contestuale deindicizzazione del medesimo tramite i motori di ricerca esterni al sito del quotidiano al fine di ottenere un giusto contemperamento tra i suoi diritti e le esigenze connesse alla conservazione degli articoli a fini documentaristici.

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